Centro Storico di Tremestieri Etneo a piccoli passi verso il PRG bocciato.

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Tremestieri Etneo 27 marzo 2017,

Approvazione studio di dettaglio delle tipologie edilizie del Centro Storico di Tremestieri Etneo.

La sensazione è, infatti, che con vari e diversi interventi vogliate ripristinare esattamente alcune delle parti del PRG che sono state bocciate dalla Regione.

È ovvio che recuperare patrimonio immobiliare, piuttosto che continuare a consumare inutilmente territorio è un eccellente principio. Ben venga quindi una adeguata perimetrazione del centro storico che consenta ai proprietari degli immobili di accedere a contributi e agevolazioni.

Il punto sta proprio nell’espressione “adeguata perimetrazione”.

La sensazione è, infatti, che con vari e diversi interventi vogliate ripristinare esattamente alcune delle parti del PRG che sono state bocciate dalla Regione.

Ma farlo con “interventi sparsi”. Sicché chi è incompatibile per un intervento non lo è per altri.

Partiamo dall’argomento in discussione.

In relazione alla Zona A, leggo nel Decreto di approvazione del PRG:

«Zona “A”: detta zona dovrà essere estesa ricomprendendo gli ambiti indicati nelle planimetrie prodotte dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Catania e trasmesse al comune di Tremestieri Etneo.»

Da questa perimetrazione, invece, sono esclusi alcuni monumenti che sicuramente devono essere censiti dalla Soprintendenza, essendo addirittura segnalati con i tipici cartelli gialli. Mi riferisco alle chiesette Idria e San Vito.

Quindi, siamo certi che gli ambiti indicati nelle planimetrie della Soprintendenza siano stati ricompresi?

E ville ottocentesche e novecentesche, non meritano di essere inserite in Zona “A”? E palmenti sparsi?

Eppure il Comune ha contezza di questo patrimonio. È censito in una relazione depositata agli atti del Comune con protocollo 14010 dell’11 agosto 2006.

Ciononostante, ville (XIX secolo), chiesa Idria (XVII secolo) e antichi palmenti della zona Idria-Maiorana sono rimasti inseriti in Zona a Verde Agricolo, mentre la chiesa di San Vito non è neppure visibile nella mappa.

E dove sono le «Tipologie di architettura rurale di interesse storico o etno-antropologico» come terrazzamenti e “Torrette”? (Art. 10 lettera L del Codice dei beni culturali e del paesaggio)

Per non parlare degli altarini. Magnificati nella pubblicazione dello stesso Comune (Tremestieri Notizie, n° 1/2009) spariscono dalla mappatura? E l’articolo 68 del Regolamento edilizio? Già scordato?

Non è che tutta questa roba, se inserita in Zona “A”, sarebbe d’impiccio, ad esempio, sul percorso della Circonvallazione?

Sulla  Circonvallazione ci torno fra poco, intanto rimaniamo sulla Zona “A”.

Zone “A”

Sul finire del 2015 è crollato il tetto di un “fabbricato” in via Vito Scalia. Di sicuro saranno stati fatti rilievi.

Nessuno si è accorto che è un frantoio (trappeto) del 1787 (con tanto di anno inciso nella parete sud) perfettamente conservato a parte il crollo del tetto? E l’articolo 69 del Regolamento edilizio?

Via Roma, a est di via Etnea dall’incrocio con via Marletta/Guglielmino verso il Cimitero vi siete premurati di inserire isolati in Zona “A”. Anzi con un pezzo di Cimitero, pure.

E i nuclei abitativi di via Marconi a ovest di via Etnea e quelli di via Vito Scalia? Niente?

Trovate tanto aberrante consentire ai proprietari di ripristinarli con gli aiuti e le provvidenze della Legge Regionale 13/2015?

Dobbiamo per forza aspettare che tutto crolli per così sostituire le nostre radici con tante belle palazzine nuove?

Proprio di fronte il Cimitero, poi (Isolato F5 15/16) ci sono questi immobili in immagine.

Quindi in Zona “A” abbiamo immobili costruiti di recente (la costruzione è a blocchi cementizi) in zona di rispetto Cimiteriale e che invadono la sede stradale di via Metastasio? E poi facciamo le “ricuciture” del sistema viario?

Cosa state tentendo di fare? Sanare nuove costruzioni in Zona “A”?

Altro esempio? Planimetrie. Tavola 3.5.11. Su via Etnea, di fronte via Mascagni c’è indicata la particella 782 con una costruzione quadrata (arancione) con, dietro, una costruzione asimmetrica Blu (particella 2799). Quest’ultima è “Edilizia Residenziale Moderna non Qualificata” (così recita la legenda in corrispondenza del colore blu).

Ma quanto moderna, visto che nell’aerofotogrammetria 2.2 non esiste?

Non esiste neppure nello “Stato dei luoghi” allegato al PRG!

Abbiamo chiesto copia della licenza edilizia o di atti concessori equipollenti.

Già che ci siamo, in questa Zona “A”, dove riversano gli scarichi fognari degli immobili senza giardini e senza cortili?

Poi, di contro, in questa perimetrazioni ci sono strane interruzioni.

Ad esempio nella frazione Piano

Tavola 2.1 fra gli isolati F4 1/3 e F4 2/3 c’è una interruzione apparentemente incomprensibile

Solo guardando il quadro d’insieme del PRG ci si accorge che quella interruzione lascia spazio a una strada che porta a parcheggi e una Zona B1.

Ma è sicuro che li possa sorgere una Zona “B1”?

In linea generale, comunque, permane la carenza della consistenza edilizia e della capacità insediativa della Zona “A”.

Leggo, sempre dal Decreto di approvazione del PRG:

«Si rileva che la relazione non fornisce alcuna indicazione circa la consistenza edilizia del patrimonio edilizio esistente nella zona “A” e, pertanto, non si ha cognizione della capacità insediativa, attuale e potenziale, della stessa. »

Ho dato uno sguardo alla relazione al PRG pubblicata sul sito, ma continuo a non trovare alcuna indicazione circa la consistenza edilizia della zona “A” e della sua capacità insediativa potenziale.

È evidente che la perimetrazione della Zona “A” è strettamente interconnessa con il PRG.

Vorrei, quindi, aprire una piccola parentesi sul PRG e sulle altre azioni che avete messo in atto e che mettono in serio rischio il patrimonio storico, paesaggistico e ambientale e le architetture rurali di interesse storico o etnoantropologico.

Nella nota 2618/6 direzione del 07/05/2013 (allegato B alla proposta di delibera che stiamo discutendo) si legge:

«[…]le modifiche imposte al P.R.G. dal D.R.U. N° 265 del 16/12/2012 sono state prontamente disposte da questo ufficio, nonchè apportate e concluse dai progettisti incaricati. Si precisa, altresì, che è stata predisposta da questo Ufficio la relativa delibera per la presa d’atto, da parte del Consiglio Comunale, di tali modifiche e che la stessa è stata inviata già da tempo per la relativa trattazione. »

Quindi, già nel maggio del 2013 i progettisti avevano apportato le modifiche imposte dal DRU 265/2012 e anche la delibera di presa d’atto era stata trasmessa per la trattazione.

Cosa è andato storto?

A interrogazione del Movimento 5 Stelle del 22/07/2015, con nota a firma dell’assessore Filippino allegata alla delibera consiliare n° 25 del 05/08/2015, veniva risposto:

«Per ciò che invece concerne la predisposizione di “… un testo definitivo e completo per gli uffici e per l’utenza” è stato dato mandato ai progettisti di aggiornare gli elaborati secondo quanto approvato e contenuto nel DDG di cui sopra […]»

Se già al 7 maggio 2013 le modifiche erano state “apportate e concluse dai progettisti”, tanto che la delibera per la presa d’atto “era stata inviata già da tempo per la trattazione”, cosa ha impedito che venisse trattata e adottata?

E sopratutto, se già al 7 maggio 2013 le modifiche erano state “apportate e concluse dai progettisti”, perché mai gli elaborati pubblicati sul sito sono datati Gennaio 2016?

Dicevo all’inizio che la sensazione è che si stia tentando di ripristinare in modo surrettizio le parti bocciate dal DRU.

Vi ho infatti dimostrato che già nella perimetrazione della Zona “A” non si tiene conto delle modifiche imposte.

Ma c’è molto altro.

Ad esempio il dettaglio della demografia.

Nel Decreto si legge:

«Dagli ultimi dati ISTAT risulta invece che nell’anno 2011 la popolazione residente era di 21.460 abitanti con un decremento, rispetto all’anno 1998, di circa 600 unità.

Alla luce di detti dati, l’incremento demografico che il piano rielaborato ipotizza nel ventennio 2005-2025 (6.500 abitanti per un totale di 27.666 abitanti) non appare attendibile.

Di conseguenza la struttura del piano che, basandosi sul principio della perequazione urbanistica, individua nella espansione residenziale, commisurata a quell’ipotetico fabbisogno, lo strumento per far fronte, oltre che alla richiesta di nuovi alloggi, anche al reperimento delle aree per le attrezzature e i servizi pubblici, non trova valide giustificazioni perseguendo in quella logica di consumo di suolo che investe la quasi totalità del territorio comunale.

Ciò prefigura uno scenario non sostenibile e non compatibile, anche, con i vincoli di tutela paesaggistici presenti nell’intero territorio comunale.»

Nella relazione al PRG pubblicata sul sito (datata Gennaio 2015), come nulla fosse stato:

«[…]A tale incremento naturale va aggiunto, sia quello proveniente dai programmi costruttivi approvati e non ancora realizzati, pari a 182 abitanti da insediare, sia quello proveniente dalle aree destinate all‟attuazione dei complessi ex L.n.167/62 che insedieranno 1.517 abitanti, per un totale complessivo di (4.432+1.517+182) = 6.131 abitanti da insediare nel ventennio 2005 – 2025, portando la popolazione dai 21.535 ab. attuali a 27.666 ab. (21.535 + 6.131). »

Eppure dalla data del Decreto la popolazione di Tremestieri Etneo continua a decrescere! 21.008 abitanti al 31/12/2011 – 20.841 al 31/12/2012 – 20.822 al 31/12/2013 – 20.686 al 31/12/2014 – 20.589 al 31/12/2015 – 20.341 al 31/01/2017

Ma sulla base delle previsioni inattendibili, però, tra Circonvallazione, ampliamenti, potenziamenti ricuciture e riqualificazioni varie del reticolo viario state ricostruendo il sistema stradale che la Regione vi ha già bocciato perché:

«Il sistema di strade proposto, oltre ad interferire pesantemente con il sistema morfologico frastagliato tipico delle colate laviche, per adattarsi al quale sarà necessario ricorrere ad alti muri di contenimento, prefigura arterie portanti con grandi volumi di traffico che si innestano su strade esistenti con sezioni drasticamente inferiori a quelle di progetto, per cui tutto il sistema della mobilità va incontro a default già prefigurabili fin da adesso che non sono compatibili con un moderno e razionale sistema circolatorio.

Inoltre la mobilità così come proposta dal piano poggia sempre su obsoleti concetti di potenziamento della mobilità privata e su mantenimento ed incremento di quella in atto, mentre invece sarebbe auspicabile un sistema orientato alla riduzione degli spostamenti in automobile, a favore di quelli pedonali e ciclabili, o di mobilità pubblica, con parcheggi adeguati e strategici che consentano la razionalizzazione del traffico veicolare e la progressiva diminuzione della circolazione delle auto.

[…]»

Nella relazione pubblicata sul sito si legge, invece:

«Nel PRG viene, intanto, confermata la linea strategica dello schema di massima che ritiene indispensabile la creazione di un anello viario che aggiri i nuclei urbanizzati centrali e si appoggi a quelli marginali in modo, da un lato da consentire il loro collegamento, dall’altro da permettere il rapido scorrimento della mobilità di attraversamento del territorio.»

Come nulla fosse viene riproposto nella relazione proprio quello schema che, bocciato dal DRU, è stato correttamente eliminato dalla cartografia.

Sistema stradale che avreste dovuto tempestivamente eliminare dal Piano Triennale, altro che sottoporlo per finanziamenti “Patto per il Sud”.

Ma l’allucinante arriva dopo.

Dalla relazione:

«Esso (l’anello viario) costituirà, nello stesso tempo, il nuovo asse attorno al quale viene ricostituito il nuovo tessuto urbanizzato che si porrà:

  1. a) al suo interno, mediante nuovi quartieri residenziali a bassa densità insediativa attorno al nucleo abitato centrale già definito dal Programma di Fabbricazione vigente; […]»

Dal Decreto:

«richiamando le considerazioni di cui al primo punto, si osserva che la proposta di urbanizzare in modo estensivo e con densità bassa vaste zone di territorio (oggi agricolo o periurbano) comporta un cospicuo consumo di suolo che è da evitare, secondo tutte le teorie della sostenibilità in atto.

Inoltre, la proposta di edilizia estensiva a bassa densità rafforza un modello periferico di “sprawl” che continua a perpetrare il modello insediativo della periferia, dando luogo ad un ibrido che non è città, non è paese e non è campagna, ma un insieme indifferenziato di nastri asfaltati e lotti che contengono costruzioni edilizie, aree ex agricole e di risulta, che si pone in contrasto con quanto contenuto nel D.A. del 17 marzo 1978, con cui è stato apposto il vincolo paesaggistico, che rimanda ad un’edilizia compatta, con precise regole morfologiche e che è intessuta di rapporti e relazioni spaziali:

“il complesso urbano di Tremestieri presenta un aspetto caratteristico dovuto alla particolare conformazione plani-volumetrica del tessuto urbano che articolandosi su balze degradanti, offre un singolare susseguirsi di effetti scenografici e di prospettive di interessante valore estetico per l’alternarsi di case, costruite secondo radicate costumanze locali e di edifici e di chiese settecentesche di valore storico-artistico; esso consente, inoltre, il godimento da numerosi punti di vista e da belvedere pubblici di visuali panoramiche verso l’Etna, da una parte, e verso la lontana costiera ionica, dall’altra, per cui detto centro urbano costituisce un complesso di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale di cui nota essenziale è la spontanea concordanza fra l’espressione della natura e quella del lavoro umano”.

È evidente che deve essere ricercata quindi, qualora sussistano le necessità di ulteriore edificazione con consumo di suolo, una più adeguata soluzione urbanistica che rispetti l’indicazione di prevedere nuclei a compattazione volumetrica separati tra loro da ampie zone di verde.»

Ma com’è che gli uffici hanno preso atto che gli elaborati trasmessi erano stati modificati e corretti in adempimento alle disposizioni del Decreto 265/DRU del 16/11/2012?

Nel frattempo, saranno pure illazioni, ma c’è chi sostiene che nella zona di via Palmentazzo (e non solo) c’è il mercato all’ingrosso dei terreni e parrebbe che qualcuno abbia pure già cominciato a sbancare.

Con buona pace della tutela paesaggistica e ambientale, dell’architettura rurale di interesse storico o etnoantropologico. E con buona pace di tutte le prescrizioni che il DRU aveva imposto, pure.

Abbiamo chiesto che tutti gli atti venissero trasmessi tempestivamente alla Procura della Repubblica.

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